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	<title>Legnani Legal</title>
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	<title>Legnani Legal</title>
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	<item>
		<title>Metaverso : solo curiosità? No, grandi opportunità!</title>
		<link>https://legnani.bigdigital.it/metaverso-grandi-opportunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Camilla Beatrice Pirovano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jul 2022 10:50:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[Si discute sempre più, di recente ed in ogni sede, del Metaverso e delle sue opportunità.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Si discute sempre più, di recente ed in ogni sede, del&nbsp;<strong>Metaverso</strong>.<br>Oggi, pagina del Corriere della Sera, troviamo il titolo “<em>Miliardi di Galassie. L’universo mai visto prima</em>” (pag. 23 gli interessantissimi articoli di Massimo Sideri e Carlo Rovelli).<br>Mi piace ri-affermare, in ogni occasione possibile, l’aneddoto “<strong>La realtà supera sempre la fantasia</strong>”.<br>Lo faccio anche questa volta perché si sta pensando e progettando il<strong>&nbsp;nuovo mondo digitale</strong>, in Virtual &amp; Augmented Reality, mediato da Avatar, ma nella realtà, quella vera, al di là il nostro cielo, scopriamo che l’<strong>universo</strong>&nbsp;ha miliardi di galassie!</p>



<p>Riequilibrato, dunque, il Metaverso a “faccenda umana”, non certo divina, sono sempre più convinto che questo incrocio di nuove tecnologie, messe a fattor comune anche sotto il profilo del marketing, che si chiama Metaverso, sia una&nbsp;<strong>occasione importantissima</strong>, foriera di tantissime&nbsp;<strong>opportunità</strong>.<br>Come tradizione vuole in ogni novità dirompente, ci si divide tra&nbsp;<strong>entusiasmi e paure</strong>: un ossimoro, interessante per definizione (come tutti gli ossimori) in quanto ci obbliga a riflettere, approfondire e riaffermare che in ogni cosa c’è il bianco e il nero, il bene e il male (sta a noi capire cosa ci affascina di più), in una&nbsp;<strong>dialettica</strong>&nbsp;comunque “generativa”.<br>Regolamentazione di accesso,&nbsp;<strong>Privacy</strong>,&nbsp;<strong>Intellectual Property</strong>,&nbsp;<strong>Cyber Security</strong>,&nbsp;<strong>Reputazione</strong>,&nbsp;<strong>Portabilità dei Dati</strong>, ruolo di&nbsp;<strong>Block Chain</strong>&nbsp;ed&nbsp;<strong>NFT</strong>… decine di argomenti che Tecnici, Professionisti e Consulenti si trovano ad affrontare per orientare le persone (fisiche e giuridiche)&nbsp;<strong>in attesa di Giurisprudenza e Legislazione&nbsp;<em>ad hoc</em></strong>, che arriveranno, purtroppo ma per forza di cose, in ritardo anacronistico rispetto all’evoluzione in atto e soprattutto a quello che sarà.<br>Ma guardiamo il lato positivo dell’ossimoro, la luce, il bianco: quante&nbsp;<strong>opportunità</strong>!<br>Si sta generando un mondo digitale e noi ne siamo attratti, in positivo o negativo poco importa, chiamati a contribuire e farvi parte in un futuro neppure tanto lontano visti gli&nbsp;<strong>investimenti</strong>&nbsp;in atto e la pianificazione sulla VR iniziata da parecchi anni (basta pensare all’acquisto di Oculus da parte di Facebook, anno 2014).</p>



<p>Quale momento migliore se non questo per&nbsp;<strong>domandarci chi siamo e dove vorremmo andare</strong>, mettendo a frutto le lezioni impartite dal COVID, quelle vere, quelle delle nostre riflessioni notturne al tempo del lockdown, tra onirico e percezione tagliente della realtà, per iniettarle, ora!, in questo momento generativo e creativo allo stesso tempo.<br>Quale momento migliore se non questo per iniettare, by default e by design, i&nbsp;<strong>nuovi modelli relazionali</strong>&nbsp;dettati dai cambi di paradigma in atto (Company Collaboration, Persona al centro, Prevenzione, relazione Pubblico/Privato)?<br>Quale momento migliore per&nbsp;<strong>migliorare</strong>&nbsp;la nostra immagine e sostanza, nei molteplici ruoli o diverse personalità, non solo Sociali ma anche Economiche e di Impresa?<br>Oramai sappiamo che temi come la Social Responsibility dell’Impresa, la Neutralità e Rigenerazione Ambientale, la Blue Economy, l’Economia circolare, le Pari Opportunità devono far parte di qualsiasi progetto ed iniziativa. E che dire, poi, di temi generali come l’<strong>etica</strong>&nbsp;e la&nbsp;<strong>deontologia</strong>&nbsp;o di quelli specifici come l’<strong>inclusività</strong>, il&nbsp;<strong>rispetto</strong>&nbsp;dell’identità, il valore della&nbsp;<strong>diversità</strong>,&nbsp;<strong>finanza solidale</strong>?</p>



<p>Con il Metaverso non abbiamo l’occasione di dimostrare che ci crediamo veramente (e non si tratta di frasi di solo marketing reputazionale)?</p>



<p>A chi scrive, pare di sì!</p>



<p>Solo ottimismo o entusiasmo?</p>



<p>Può darsi.</p>



<p>Sicuramente ci sono&nbsp;<strong>grandi opportunità</strong>:<br>–&nbsp;<strong>economiche</strong>, come quelle di investimento, presenza virtuale, diffusione del marchio, presenza ubiqua, consulenza, ampliamento di marcati e prospect;<br>– di&nbsp;<strong>reputazione</strong>, tra le quali l’occasione di costruire una brand identity specificamente digitale ovvero una personalità digitale coerente con la nostra Persona;<br>–&nbsp;<strong>professionali</strong>, come la possibilità per noi avvocati, di ri-confermare il nostro ruolo costituzionalmente garantito che non è solo quello della difesa dei diritti ma anche quello di attivare, attraverso il nostro orientamento e la nostra visione e cultura giuridica, la “libertà”: del cittadino, affinché le sue scelte siano veramente libere (chi si occupa di GDPR ben conosce il valore del consenso informato); dell’Impresa, perché sappia valutare, correttamente, rischi e benefici, consapevole dei rimedi e delle prevenzioni giuridiche; della Pubblica Amministrazione, perché sia consapevole che la chiave di volta del suo efficientamento nella collaborazione costruttiva e nelle nuove relazioni con i cittadini e i soggetti giuridici privati che intercetta.</p>



<p><strong>Buon Metaverso</strong>&nbsp;a tutti, dunque.</p>



<p>Un’occasione imperdibile da affrontare con un pizzico di ottimismo e tanta voglia di migliorare il nostro&nbsp;<strong>futuro</strong>.</p>



<p class="has-text-align-right"><em>Foto: NASA, ESA, CSA, and STScI</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Innovation Hub in Italia</title>
		<link>https://legnani.bigdigital.it/innovation-hub-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Oscar Paolo Legnani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jul 2022 09:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://legnani.bigdigital.it/?p=1141</guid>

					<description><![CDATA[Innovation Hub,&#160;genius loci&#160;(ancora poco valorizzato dal sistema) per l’Innovazione vicino al Territorio, a contatto con la Ricerca, vicino alle PMI ma interconnesso con le “Company”, dove Pubblico e Privato creano alleanze sinergiche e strategiche per il Paese. Andiamo con ordine. Incubatori e acceleratori d’impresa sono sempre più̀&#160;fondamentali&#160;negli ecosistemi imprenditoriali nazionali e locali: se ne parlava [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Innovation Hub</strong>,&nbsp;<em>genius loci</em>&nbsp;(ancora poco valorizzato dal sistema) per l’Innovazione vicino al Territorio, a contatto con la Ricerca, vicino alle PMI ma interconnesso con le “Company”, dove Pubblico e Privato creano alleanze sinergiche e strategiche per il Paese.</p>



<p>Andiamo con ordine.</p>



<p>Incubatori e acceleratori d’impresa sono sempre più̀&nbsp;<strong>fondamentali</strong>&nbsp;negli ecosistemi imprenditoriali nazionali e locali: se ne parlava già qualche anno fa, in epoca non sospetta<a href="https://www.legnanilegal.com/innovation-hub-italia-definizione/#_ftn1" target="_blank" rel="noopener">[1]</a>.</p>



<p>Oggi, anche grazie all’ingresso di soggetti aventi nuovi modelli di business e attenti all’impatto sociale o ambientale delle imprese, sono in importante&nbsp;<strong>crescita</strong>&nbsp;ed&nbsp;<strong>evoluzione.</strong></p>



<p>In altrettanta crescita ed evoluzione sono gli&nbsp;<strong>ecosistemi</strong>&nbsp;che, comprensivi o meno di incubatori o acceleratori, si occupano di&nbsp;<strong>Innovazione</strong>&nbsp;(tecnologica, energetica, di sostenibilità, non profit, green oriented, etc…), siano essi verticali od orizzontali.</p>



<p>Ma ha senso occuparsi delle caratteristiche, dello stato dell’arte e del futuro di questi ecosistemi, ancorché non sempre codificati o classificabili?</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Si</strong>!</h3>



<p>È un esercizio di primaria importanza: progettare e realizzare Innovation HUB è necessario per l’<strong>Economia</strong>&nbsp;del Paese, per gli&nbsp;<strong>Imprenditori,</strong>&nbsp;per far ripartire il mondo del&nbsp;<strong>Lavoro</strong>&nbsp;e, quindi, per la&nbsp;<strong>Società</strong>&nbsp;in generale.</p>



<p>Finito il tempo della mera presa di posizione o della teorica diatriba sul successo o meno dei parchi scientifici tecnologici (secondo chi scrive assolutamente di successo), occorre essere pronti e in grado compiere un&nbsp;<strong>mutamento di paradigma</strong>, anche in relazione ai “luoghi” del lavoro (o meglio, come ha scritto correttamente Enrico Moretti anche nel titolo, al “<em>La geografia del lavoro</em>”, Ed. Mondadori); essere pronti a cambiare: il modo di lavorare, “fare” imprese, “fare” economia, le relazioni.</p>



<p>A proposito di relazioni, poi, vorremmo parlare anche di Transizione Relazionale (!!).</p>



<p>Insomma, la parola d’ordine è&nbsp;<strong>mettersi in gioco</strong>.</p>



<p>Uscire dalla propria comfort zone e popolare gli ecosistemi dell’Innovazione, gli Innovation HUB.</p>



<p>Oggi, infatti, serve&nbsp;<strong>reagire, in tempi rapidi</strong>, all’incedere dirompente della tecnologia e, abbiamo sicuramente capito, anche a qualsiasi mutamento di scenari economici, sociali e geopolitici.</p>



<p>Farlo&nbsp;<strong>insieme, interconnessi,</strong>&nbsp;in&nbsp;<strong>luoghi</strong>&nbsp;dedicati all’<strong>entusiasmo</strong>&nbsp;di un futuro migliore, ancor prima che al fatturato: è questa la nostra ricetta; occorre anche costruire un&nbsp;<strong>patto di Sistema</strong>&nbsp;che abbracci l’intera società, l’intera comunità e che coinvolga competenze trasversali.</p>



<h5 class="wp-block-heading">In questo senso, siamo dell’idea che gli Innovation Hub siano la risposta.</h5>



<p>Cominciamo, dunque, oggi, un percorso che, senza pretese, vuole parlare di questi Ecosistemi e, nelle prossime pubblicazioni, andremo a descrivere alcuni “focus” per noi significativi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Innovation Hub: esiste una definizione?</h2>



<p>Il concetto di «Innovation Hub», di «centro» o «ecosistema di innovazione», fonda le sue radici, a livello internazionale, nel concetto di «ecosistema naturale».</p>



<p>Già nel 2006 la&nbsp;<strong>Harvard Business Review</strong>&nbsp;definiva gli Innovation Hub come «<em>collaborative arrangements through which firms combine their individual offerings into a coherent customer – facing solution</em>»<a href="https://www.legnanilegal.com/innovation-hub-italia-definizione/#_ftn1" target="_blank" rel="noopener">[2]</a>. L’ecosistema innovativo era visto, quindi, principalmente come luogo e centro di&nbsp;<strong>aggregazione di interessi esclusivamente economici</strong>&nbsp;e l’obiettivo dell’Hub era individuato, principalmente, nella stimolazione e agevolazione delle occasioni di business delle aziende partecipanti.</p>



<p>Negli anni più recenti, si è cercato di dare nuovo significato e più ampio respiro a questa nozione, andando a identificare i minimi comuni denominatori di tali ecosistemi.</p>



<p>Analizzando le diverse definizioni<a href="https://www.legnanilegal.com/innovation-hub-italia-definizione/#_ftn3" target="_blank" rel="noopener"><sup>[1]</sup></a>, sono stati così individuati tre fattori ricorrenti:</p>



<ul><li>«<strong>actors</strong>», intesi come PERSONE, in contrapposizione ai prodotti (oggetto delle offerte integrate di cui si parlava nel 2006);</li><li>«<strong>collaboration</strong>», intesa come PROCESSO che guida le interazioni tra gli attori;</li><li>«<strong>activity</strong>», intesa come FATTORE ABILITANTE le interazioni tra i soggetti e la collaborazione</li></ul>



<p>che, con diverse geometrie, definiscono l’«<em>innovation ecosystem</em>» come «<em>the evolving set of actors, activities and artifacts, and the institutions and relations, including complementary and substitute relations, that are important for the innovative performance of an actor or a population of actors</em>».</p>



<p>Il risultato finale è, pertanto, la «<strong><em>innovative performance</em></strong>»: si tratta di un concetto volutamente ampio e flessibile, adattabile ai diversi campi di applicazione, in ogni caso riferito al prodotto finale del processo di innovazione.</p>



<p>Ci siamo chiesti se, nel nostro sistema, esistono definizioni più o meno formali di Innovation Hub.</p>



<p>La risposta è complessa.</p>



<p>Le nozioni che troviamo di “<strong>ecosistemi innovativi</strong>”, generalmente, sono quelle “istituzionalizzate” e dettate dall’esigenza di allocare, principalmente, fondi pubblici, come, ad esempio:</p>



<ul><li><strong>incubatore certificato</strong>&nbsp;(cfr. art. 25 co. 5 D.L. n. 179/2012): “<em>è una società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, di diritto italiano ovvero una Societas Europaea, residente in Italia ai sensi dell’articolo 73 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, che offre servizi per sostenere la nascita e lo sviluppo di start-up innovative</em>” ed è in possesso di determinati requisiti relativi alla struttura fisica, amministrativa, di attrezzature e utilities, di esperienza e di collegamenti con Università, centri di ricerca e partner finanziari;</li><li><strong>ecosistemi dell’Innovazione</strong>&nbsp;(cfr. Linee Guida MUR per le iniziative di Sistema della Missione 4 Componente 2 (PNRR) adottate con D.M. n. 1141 del 7.10.2021: sono&nbsp;<em>reti di università, EPR, enti pubblici territoriali, altri soggetti pubblici e privati altamente qualificati e internazionalmente riconosciuti, auspicabilmente organizzati in forma consortile, finalizzati a favorire l’interazione fra gli stessi per stimolare la creazione e la promozione dell’innovazione e della sostenibilità per un’area/un territorio di riferimento. Le loro attività sono legate all’istruzione superiore, alla ricerca applicata, all’innovazione su specifiche aree, definite in base alla specializzazione del territorio</em>.</li></ul>



<p>Gli esempi che precedono ci offrono un&nbsp;<strong>primo spunto di riflessione</strong>, e cioè che le definizioni normative, pur se apprezzate e apprezzabili, sono tendenzialmente volte ad armonizzare un tessuto già molto regolamentato e presidiato, che tuttavia:</p>



<ul><li><strong>impone</strong>&nbsp;di instaurare relazioni con Università e Centri di Ricerca;</li><li><strong>calato</strong>&nbsp;dall’alto, con regole e paletti, con la previsione di dover coinvolgere necessariamente alcuni soggetti istituzionali e/ il suggerimento di adottare particolari Legal Entity (come il consorzio);</li><li>in modo&nbsp;<strong>formalizzato,</strong>&nbsp;attraverso Bandi alle volte difficili da interpretare da parte delle Imprese e di Innovation HUB poco usi all’argomento;</li><li><strong>non incontra</strong>&nbsp;il “Sistema”, fatto di “micro” Innovation HUB, per la maggior parte generalisti e, negli ultimi anni, sempre più di impronta privata.</li></ul>



<p><strong>Una seconda riflessione</strong>&nbsp;è che, se si analizza la realtà, una definizione univoca di “Innovation Hub”, in realtà, non esiste.</p>



<p>Gli Hub si formano seguendo e adattandosi al particolare tessuto imprenditoriale e sociale di un dato&nbsp;<strong>Territorio</strong>&nbsp;[e la divisione non è solamente nazionale (Italia vs. resto del Mondo), ma anche regionale e finanche provinciale], il quale, a sua volta, necessariamente si compone di meccanismi e variabili unici, difficili da comprendere fino in fondo, se ci si limita ad un approccio teorico, e altrettanto complessi da ipotizzare e disegnare a priori.</p>



<p>Va comunque tenuto in considerazione la missione fondamentale degli Innovation Hub, che è quella, per riprendere la definizione data da Granstrand e Holgersson, di realizzare una&nbsp;<em><u>innovative performance</u>&nbsp;</em>che coinvolga gli attori del Territorio, attraverso forme di collaborazione che coinvolgano attività differenti, di produzione ma anche di ricerca e sviluppo.</p>



<p>Gli Innovation Hub sono, quindi, luoghi in cui si attua un vero e proprio&nbsp;<strong>trasferimento di competenze</strong>&nbsp;in maniera circolare, di open innovation reale, virtuosi e vincenti per tutti.</p>



<p>Le variabili in gioco sono tante, in ciascun Territorio.</p>



<p>Sarà importante – anzi, fondamentale – saper costruire, progettare, studiare, mettere a terra correttamente l’Hub, per soddisfare le esigenze concrete del Territorio in cui questo si inserisce e sfruttare appieno le sue potenzialità, così come generare modelli che ne definiscano in modo chiaro una propria identità.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Ma cosa fanno in concreto gli Innovation Hub?</h5>



<p>Al prossimo appuntamento cercheremo di individuare alcune delle attività nobili (come il Trasferimento Tecnologico) che abbiamo intercettato anche quali attori ed anche (udite, udite, “nonostante” avvocati) promotori e co-ideatori!</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>A presto, dunque!</strong></h4>



<p>[1] Per citare alcuni, tra molti: Hochberg Y.V., Fehder D.C., “<em>Accelerators and ecosystems</em>”, 2015, Science; Miller P., Stacey J., 2014, “<em>Good Incubation. The craft of supporting early-stage social ventures</em>”, Nesta pub.; Mason, Colin, Brown, Ross, 2014, “<em>Entrepreneurial ecosystems and growth oriented entrepreneurship. Final Report to OECD</em>”; Hwang, V.W., Horowitt, G., 2012, “The Rainforest: The Secret to Building the Next Silicon Valley”, Regenwald.</p>



<p>[2] Adner R., “<em>Match Your Innovation Strategy to Your Innovation Ecosystem</em>”, aprile 2006, Harvard Business Review.</p>



<p>[3] Citiamo ad esempio quelle raccolte da Granstrand O., Holgersson M., “<em>Innovation ecosystems: A conceptual review and a new definition</em>”, Technovation, https://doi.org/10.1016/j.technovation.2019.102098</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La tracciabilità tecnologica dei prodotti Made in Italy</title>
		<link>https://legnani.bigdigital.it/tracciabilita-tecnologica-made-in-italy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Oscar Paolo Legnani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jun 2022 09:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
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					<description><![CDATA[Abbiamo già approfondito il tema delle&#160;Filiere&#160;e delle&#160;potenzialità&#160;che la&#160;tecnologia&#160;mette a loro disposizione per valorizzare la&#160;genuinità dei propri prodotti&#160;e dare concretezza alle&#160;certificazioni&#160;che li riguardano. Vorremmo oggi riprendere l’argomento e approfondirlo, dallo specifico punto di vista del&#160;prodotto italiano, che nel Mondo gode di grande considerazione ma che, scendendo nel concreto,&#160;spesso non è conosciuto o non è sufficientemente valorizzato, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Abbiamo già approfondito il tema delle&nbsp;<strong>Filiere</strong>&nbsp;e delle&nbsp;<strong>potenzialità</strong>&nbsp;che la&nbsp;<strong>tecnologia</strong>&nbsp;mette a loro disposizione per valorizzare la&nbsp;<strong>genuinità dei propri prodotti</strong>&nbsp;e dare concretezza alle&nbsp;<strong>certificazioni</strong>&nbsp;che li riguardano.</p>



<p>Vorremmo oggi riprendere l’argomento e approfondirlo, dallo specifico punto di vista del&nbsp;<strong>prodotto italiano</strong>, che nel Mondo gode di grande considerazione ma che, scendendo nel concreto,&nbsp;<strong>spesso non è conosciuto o non è sufficientemente valorizzato</strong>, né sul mercato nazionale né tantomeno in ottica internazionale (che prende in considerazioni volumi che spesso non sono alla portata del singolo Imprenditore).</p>



<p>La&nbsp;<strong>Filiera Tecnologica 4.0</strong>, ossia una Filiera la cui certificazione sia governata da strumenti tech oggettivi, trasparenti e certificati, automaticamente espressione del certificato finale di filiera, non è immediatamente comprensibile dal consumatore finale.</p>



<p>L’<strong>Asse Tecnologico</strong>&nbsp;deve quindi essere supportato dagli altri&nbsp;<strong>assi dell’Innovazione, Persona e Processo</strong>&nbsp;– mantra che spesso ripetiamo, e mai come in questo caso è necessario farlo!</p>



<p>Occorre valorizzare&nbsp;<strong>chi</strong>&nbsp;(Imprese e Imprenditori) e&nbsp;<strong>come</strong>&nbsp;(Made in Italy) producono quel determinato bene certificato, attraverso la tecnologia, come prodotto italiano.</p>



<p><strong>Storytelling comunicativo</strong>&nbsp;(semplice ed efficace)&nbsp;<strong>+</strong>&nbsp;<strong>piattaforma tech</strong>&nbsp;(che raccoglie e canalizza dati e informazioni raccolti da sensoristica IoT e notarizzati in blockchain) possono costituire il binomio perfetto per una narrazione, anche internazionale, del&nbsp;<strong>valore aggiunto dell’Italianità</strong>. Valore aggiunto che il consumatore potrà percepire, considerare e valorizzare, anche economicamente, rendendosi disponibile anche a spendere di più per un&nbsp;<strong>prodotto che lo coinvolge emotivamente</strong>&nbsp;e lo informa in maniera trasparente.</p>



<p><strong>Utopia?</strong></p>



<p>Secondo noi no, tutto questo è e deve essere&nbsp;<strong>realtà</strong>:&nbsp;<strong>tracciabilità (iper)tecnologica</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>narrazione user-friendly</strong>&nbsp;trasformano il prodotto italiano in vera e propria&nbsp;<strong>opera d’arte esperienziale</strong>, unica e originale, pronta per essere conosciuta in tutto il Mondo.</p>



<p>Opera d’arte, nata da nuovi processi e nuove tecnologie, che porta con sé la creazione di&nbsp;<strong>nuove relazioni</strong>. In questo senso, la&nbsp;<strong>Rete di Imprese</strong>&nbsp;ben si inserisce in questo schema e, dal nostro punto di vista, arricchisce la Filiera, tecnologicamente avanzata, dandole la giusta&nbsp;<strong>veste giuridica</strong>.</p>



<p>Infatti, a una filiera tecnologica che ruota attorno a una piattaforma non possono corrispondere relazioni (contratti, accordi) tradizionali, innanzitutto per motivo “geometrico”: la piattaforma IoT è&nbsp;<strong>circolare</strong>&nbsp;per definizione (ossia tutti gli attori della filiera possono, accedervi a vari livelli, in modo potenzialmente trasparente, e tutti ne traggono un vantaggio vincente) mentre le relazioni classiche sono verticali, fondate sui rapporti di forza, di controllo e con lo “spettro” di penali, dove molte volte uno dei due contraenti è perdente o insoddisfatto.</p>



<p>Anche in questo tema occorre un&nbsp;<strong>passaggio evolutivo</strong>:</p>



<ul><li>dai sistemi di contrattualistica statica ad un&nbsp;<strong>sistema “dinamico”</strong>, con clausole di processo, di soluzione delle problematiche, di rinegoziazione, di accordi pre-conflittuali, in un’ottica (anche) di&nbsp;<strong>legal design thinking</strong>;</li><li>dai&nbsp;<strong>sistemi di relazione gerarchica</strong>&nbsp;(committente – fornitore) alle relazioni collaborative come il contratto di rete, esempio geometrico circolare per antonomasia, che permette di scardinare i concetti tradizionali di cliente, fornitore, produttore, consulente, in favore di un lavoro molto più raffinato, votato non tanto all’individuazione e al mantenimento dei ruoli (e dei conseguenti diritti e doveri degli attori controparti) ma alla&nbsp;<strong>soluzione dei problemi</strong>&nbsp;o, ancor meglio, all’<strong>individuazione del miglior comportamento individuale</strong>, che sia vincente per tutti.</li></ul>



<p class="has-small-font-size"><em>Foto: Leisara Creative Studio on Unsplash</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Smart (Legal) Contract: innovazione nella contrattualistica</title>
		<link>https://legnani.bigdigital.it/smart-legal-contract/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Oscar Paolo Legnani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2022 09:16:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://legnani.bigdigital.it/?p=1147</guid>

					<description><![CDATA[Di&#160;smart contract&#160;sentiamo parlare ormai quotidianamente, in combinazione con la&#160;blockchain&#160;e le grandi potenzialità che questi strumenti potrebbero avere per&#160;l’innovazione dei processi e delle relazioni&#160;tra attori economici, in un’epoca di grandissime trasformazioni. L’origine degli smart contract, tuttavia, risalgono alla seconda metà degli anni Novanta, quando&#160;Nick Szabo&#160;teorizzò che&#160;la rivoluzione digitale&#160;avrebbe cambiato drasticamente le&#160;modalità&#160;con le quali le persone avrebbero [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Di&nbsp;<strong>smart contract</strong>&nbsp;sentiamo parlare ormai quotidianamente, in combinazione con la&nbsp;<strong>blockchain</strong>&nbsp;e le grandi potenzialità che questi strumenti potrebbero avere per&nbsp;<strong>l’innovazione dei processi e delle relazioni</strong>&nbsp;tra attori economici, in un’epoca di grandissime trasformazioni.</p>



<p>L’origine degli smart contract, tuttavia, risalgono alla seconda metà degli anni Novanta, quando&nbsp;<strong>Nick Szabo</strong>&nbsp;teorizzò che&nbsp;<strong>la rivoluzione digitale</strong>&nbsp;avrebbe cambiato drasticamente le&nbsp;<strong>modalità</strong>&nbsp;con le quali le persone avrebbero stipulato i propri contratti, mettendone in discussione la sopravvivenza stessa, nella loro accezione tradizionale, in un’era in cui tutto si sarebbe svolto in una dimensione digitale. In questa prospettiva l’idea di fondo era che sarebbero potuti essere degli&nbsp;<strong>algoritmi a eseguire protocolli automatici</strong>, che a loro volta eseguivano promesse o prestazioni individuate dalle parti: dei&nbsp;<strong>contratti “intelligenti”</strong>&nbsp;(lo smart contract è, secondo la definizione data da Szabo,&nbsp;<em>“a set of promises, specified in digital form, including protocols within which the parties perform on the other promises”</em>).</p>



<p>Tuttavia all’epoca in cui veniva formulata questa teoria mancava, alla base, la tecnologia su cui si sarebbero potuti fondare questi automatismi.</p>



<p><strong>Tecnologia che, invece, oggi abbiamo</strong>: prima di tutto la&nbsp;<strong>blockchain</strong>&nbsp;(senza la quale gli smart contract non potrebbero essere eseguiti), ma anche&nbsp;<strong>Internet</strong>&nbsp;(2.0 e, ancora di più, 3.0),&nbsp;<strong>IoT</strong>,&nbsp;<strong>sensoristica</strong>,&nbsp;<strong>potenza computazionale</strong>&nbsp;necessaria a eseguire analisi e processamento di una mole consistente di dati.</p>



<p>Con l’avvento di queste tecnologie le potenzialità degli smart contract si espandono quindi enormemente; occorre però fare delle precisazioni, per comprendere più chiaramente la portata di questa&nbsp;<strong>innovazione</strong>.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong><u>Smart contract e contratto</u></strong></h4>



<p>Gli smart contract sono applicazioni distribuite che risiedono su&nbsp;<strong>un’infrastruttura blockchain</strong>&nbsp;(tipicamente Ethereum), che permettono di&nbsp;<strong>eseguire, controllare o registrare in modo automatico eventi e azioni</strong>&nbsp;nel rispetto delle&nbsp;<strong>disposizioni ricevute</strong>.</p>



<p>Se queste disposizioni sono collegate a un testo negoziale, a un contratto, possiamo dire che il codice informatico, eseguito su un’infrastruttura neutrale, garantisce l’automatica esecuzione delle obbligazioni e dei comportamenti, oltre al corretto funzionamento del sistema. Possiamo quindi parlare di&nbsp;<strong>smart LEGAL contract</strong>.</p>



<p>Sicuramente la&nbsp;<strong>qualità</strong>&nbsp;che più possiamo apprezzare degli smart legal contract è che questi sono in grado di&nbsp;<strong>ridurre al minimo le incomprensioni umane</strong>, rimettendo la decisione nelle mani della tecnologia in modo automatico, guadagnando in termini di rapidità, efficienza, efficacia delle transazioni, immutabilità delle informazioni e quindi trasparenza, certezza dell’esecuzione di alcuni tipi di obbligazioni.</p>



<p>Possiamo forse spingerci a dire che siamo di fronte a una&nbsp;<strong>forma (molto elevata) di legal design</strong>&nbsp;che unisce, peraltro, tutti gli assi dell’<strong>Innovazione</strong>: la tecnologia al servizio delle persone (i contraenti), per un miglioramento e una semplificazione dei processi che le legano?</p>



<p>Il tema è sicuramente interessante, anche se forse prematuro pensare di vederne, nel brevissimo periodo, applicazioni su larga scala.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong><u>Gli aspetti positivi degli smart legal contract</u></strong></h4>



<p>Il passaggio evolutivo è però certamente significativo e ci sono degli effetti concettuali che secondo noi sono assolutamente positivi, quali:</p>



<ul><li>il passaggio dalla concezione del rapporto contrattuale da tendenzialmente bilaterale al coinvolgimento di molte parti,&nbsp;interrelazionate&nbsp;in un’ottica&nbsp;<strong>collaborativa</strong>;</li><li>la tendenza ad esternalizzare e&nbsp;<strong>automatizzare le esecuzioni semplici</strong>&nbsp;(nella logica informatica&nbsp;<em>“if this… then that”</em>), consentendo alle parti di concentrarsi sui contenuti nobili del contratto (<strong>prevenzione</strong>&nbsp;e non belligeranza);</li><li>la&nbsp;<strong>pulizia e semplicità del contratto</strong>, in cui i destinatari sono pariteticamente al centro della relazione ed entrambi vincono: il&nbsp;<strong>passaggio da controparti a partner</strong>&nbsp;è, per certi versi, epocale ma – siamo sempre più convinti – l’unica strada percorribile per affrontare il mercato.</li></ul>



<p>È sicuramente un processo che sarà lungo e complesso, perché è estremamente difficile trasformare il&nbsp;<strong>linguaggio naturale</strong>&nbsp;– dinamico, ricco di sfumature e interpretazioni – in&nbsp;<strong>linguaggio informatico</strong>&nbsp;– statico e ben lontano dalle logiche interpretative a cui siamo abituati -, e perché occorrono&nbsp;<strong>nuove figure professional</strong>i che siano a proprio agio nel&nbsp;<strong>maneggiare informatica, tecnologia e diritto, in modo scientifico ed etico</strong>.</p>



<p>Ma è una sfida che noi di LegnaniLegal stiamo già trasformando in&nbsp;<strong>opportunità</strong>!</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Climate Neutrality: nuove sfide per Imprese e figure professionali</title>
		<link>https://legnani.bigdigital.it/climate-neutrality/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Oscar Paolo Legnani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jun 2022 09:23:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://legnani.bigdigital.it/?p=1150</guid>

					<description><![CDATA[In un intervento tenutosi in occasione di un convegno organizzato dall’Ordine degli Avvocati di Roma, l’Avv. Legnani e l’Avv. Pirovano hanno affrontato il tema della&#160;Climate Neutrality, (a volte declinato come “decarbonizzazione”), tentando di affrontare la questione della&#160;transizione ecologica, seppur complessa e preoccupante, con tono pro-attivo ed energico. All’interno dell’intervento sono state evidenziate le&#160;nuove sfide, in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In un intervento tenutosi in occasione di un convegno organizzato dall’Ordine degli Avvocati di Roma, l’Avv. Legnani e l’Avv. Pirovano hanno affrontato il tema della&nbsp;<strong>Climate Neutrality</strong>, (a volte declinato come “<strong>decarbonizzazione</strong>”), tentando di affrontare la questione della&nbsp;<strong>transizione ecologica</strong>, seppur complessa e preoccupante, con tono pro-attivo ed energico.</p>



<p>All’interno dell’intervento sono state evidenziate le&nbsp;<strong>nuove sfide</strong>, in parte raccolte, per&nbsp;<strong>imprenditori e imprenditrici</strong>&nbsp;e le nuove sfide, da raccogliere, per&nbsp;<strong>professionisti e professioniste</strong>.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Una precisazione terminologica</h4>



<p>Termini come&nbsp;<strong>neutralit</strong><strong>à&nbsp;</strong><strong>climatica</strong>,&nbsp;<strong>neutralit</strong><strong>à&nbsp;</strong><strong>carbonica</strong>,&nbsp;<strong>impatto zero</strong>,&nbsp;<strong>impronta di carbonio</strong>&nbsp;sono ormai talmente utilizzati da essere entrati nel linguaggio comune. Tuttavia&nbsp;<strong>non esiste una loro definizione normativa</strong>, né un’interpretazione univoca. Anzi, spesso sono utilizzati come sinonimi e intercambiabili, anche se così non è.</p>



<p>In linea generale raggiungere la neutralità o avere emissioni nette pari a zero significa raggiungere un&nbsp;<strong>equilibrio tra le emissioni generate</strong>, direttamente o indirettamente,&nbsp;<strong>e la loro rimozione, il loro stoccaggio, il loro assorbimento o la compensazione</strong>&nbsp;con un’equivalente quantità di gas.</p>



<p>Quando si parla di&nbsp;<strong>neutralit</strong><strong>à&nbsp;</strong><strong>carbonica</strong>&nbsp;ci si riferisce esclusivamente a&nbsp;<strong>processi di neutralizzazione delle emissioni di CO2</strong>; la&nbsp;<strong>neutralit</strong><strong>à&nbsp;</strong><strong>climatica</strong>, invece, prende in considerazione le&nbsp;<strong>emissioni di tutti i gas a effetto serra</strong>, quindi non solo anidride carbonica, ma anche ozono, metano, protossido di azoto, ed altri gas a effetto serra.</p>



<p>L’espressione sicuramente più conosciuta è “<strong>impronta di carbonio</strong>”, ed è anche quella che crea maggiore confusione. Diversamente da quanto si può essere portati a pensare, l’impronta di carbonio&nbsp;<strong>stima e misura le emissioni di gas a effetto serra</strong>&nbsp;(tutti, quindi, non solo anidride carbonica) della realizzazione di un prodotto, dell’erogazione di un servizio, di un’azienda o di un sistema produttivo e quindi l’<strong>impatto</strong>&nbsp;di ciascuna di queste attività sul&nbsp;<strong>clima</strong>, ed è il primo passo per adottare una&nbsp;<strong>strategia di riduzione delle emissioni</strong>&nbsp;ed eventuale&nbsp;<strong>compensazione</strong>&nbsp;attraverso progetti a&nbsp;<strong>tutela del clima</strong>.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong><u>Le nuove sfide per imprenditori e imprenditrici</u></strong></h4>



<p>La spinta maggiore verso il cambiamento nei confronti del clima arriva non tanto dall’alto dei legislatori e dei Governi, come imposizione, ma dal basso come&nbsp;<strong>presa di coscienza sociale</strong>&nbsp;e richiesta a gran voce da parte degli&nbsp;<strong>end-users</strong>.</p>



<p>Così si può assistere alla&nbsp;<strong>nascita di un nuovo mercato</strong>:</p>



<ul><li>si affacciano e si propongono soggetti che offrono la propria&nbsp;<strong>consulenza</strong>&nbsp;ed expertise per misurare-ridurre-compensare le emissioni generate privati e aziende</li><li>si punta alla promozione di&nbsp;<strong>progetti a favore e a tutela del clima</strong>, principalmente in Paesi in via di sviluppo, ma abbiamo esempi di progetti anche in Italia</li><li><strong>le imprese spontaneamente si aggregano</strong>, per raggiungere un altissimo obiettivo comune</li><li>sono elaborati&nbsp;<strong>sistemi di scambio</strong>, affinché i più virtuosi nella lotta al cambiamento climatico possano aiutare e trainare le realtà meno capaci.</li></ul>



<p>Conseguenza immediata e diretta di questo nuovo mercato è l’apertura di&nbsp;<strong>nuovi canali di comunicazione</strong>, la creazione di&nbsp;<strong>nuovi rapporti contrattuali</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>nuove relazioni</strong>&nbsp;(sempre più orientate al lungo termine), l’offerta di&nbsp;<strong>nuovi servizi</strong>, la creazione di&nbsp;<strong>partnership</strong>&nbsp;verso&nbsp;<strong>obiettivi comuni</strong>&nbsp;anche esterni ed estranei ai propri modelli di business.</p>



<p>Un ruolo fondamentale lo può giocare la&nbsp;<strong>tecnologia</strong>: si pensi alla mobilità elettrica, agli impianti di efficientamento energetico intelligenti, le fonti energetiche rinnovabili, i sistemi di economia circolare e rigenerativa. I margini e la potenzialità di sviluppare tecnologie&nbsp;<strong>green</strong>&nbsp;e che ci aiutino nella&nbsp;<strong>transizione ecologica</strong>&nbsp;sono ampi e assolutamente da percorrere.</p>



<p>Le&nbsp;<strong>sfide</strong>&nbsp;per l’imprenditoria moderna sono molteplici, importanti e gettano di fatto le basi per ottenere, se lo vogliamo, un&nbsp;<strong>futuro migliore</strong>.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong><u>Le nuove sfide per professionisti e professioniste</u></strong></h4>



<p>Se è vero che esistono imprenditrici e imprenditori “nuovi”, allora è necessario che anche il e la&nbsp;<strong>professionista che li assiste si evolva</strong>&nbsp;e si trasformi.</p>



<p>Infatti se il ruolo del cliente nei confronti dei propri clienti è diverso, se la relazione non è più una fornitura ma è impostata in un’ottica di lungo periodo, anche il contratto che lega le due parti non può essere quello di mera fornitura o prestazione di servizi, ma deve avvicinarsi a un&nbsp;<strong>percorso di company collaboration e di partnership</strong>.</p>



<p>Se il rapporto si riequilibra nel senso di una&nbsp;<strong>collaborazione</strong>&nbsp;anziché di antagonismo, allora anche contrattualmente non ci si deve spingere a “spuntare” la clausola più vantaggiosa possibile per una parte, ma quella che contempera le reciproche posizioni e porta a raggiungere efficacemente la&nbsp;<strong>finalità comune</strong>.</p>



<p>È evidente che il cambiamento sia in atto. Tutto ciò è molto stimolante anche per i professionisti e le professioniste, che nel modo di svolgere la propria opera devono saper&nbsp;<strong>cogliere la sfida di questo cambiamento</strong>.</p>
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		<item>
		<title>Legal Design, Innovazione delle relazioni</title>
		<link>https://legnani.bigdigital.it/legal-design-innovazione-delle-relazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Camilla Beatrice Pirovano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 May 2022 09:28:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://legnani.bigdigital.it/?p=247</guid>

					<description><![CDATA[Viviamo in un periodo di importante di trasformazione e innovazione, sia di pensiero che digitale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-small-font-size"><em>«Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma» — Antoine-Laurent de Lavoisier</em></p>



<p>Viviamo in un periodo di importante di&nbsp;<strong>trasformazione e innovazione</strong>, sia di pensiero che digitale. In questo periodo, in cui le tecnologie permettono di mettere a terra qualsiasi idea innovativa, ognuno deve imparare ed essere in grado di&nbsp;<strong>raccogliere la scintilla dell’innovazione</strong>&nbsp;che ha in sé, in qualsiasi settore.&nbsp;</p>



<p>La&nbsp;<strong>Trasformazione Digitale</strong>, per esempio, permea tutte le aziende e la nostra vita e, oggi, molte tecnologie, anche avanzate, sono alla portata di realtà anche piccole e medie: se non intraprendiamo un percorso di trasformazione perdiamo “terreno” e&nbsp;<strong>competitività</strong>&nbsp;sul mercato.</p>



<p>La trasformazione riguarda quindi i&nbsp;<strong>processi</strong>, che hanno una&nbsp;<strong>componente tecnologica</strong>&nbsp;sempre più forte, ma è fondamentale lavorare sulla&nbsp;<strong>componente umana e delle relazioni</strong>&nbsp;così come, dal punto di vista della formazione, occorre considerare nuove competenze per costruire&nbsp;<strong>un futuro professione che sia adeguato</strong>&nbsp;(ibrido e specializzato allo stesso tempo).</p>



<h2 class="wp-block-heading">In questo ultimo senso, dobbiamo parlare di Transizione Relazionale</h2>



<p class="has-small-font-size"><em>(cit. Avv. Oscar Legnani)</em></p>



<p>La contemporaneità, dunque, è anche&nbsp;<strong>cambiamento relazionale</strong>&nbsp;e la&nbsp;<strong>professione legale</strong>, che fonda la sua cultura nella relazione, non può sottrarsi alla necessità (ma diremmo all’entusiasmo e all’opportunità) di&nbsp;<strong>innovarsi</strong>: viviamo una&nbsp;<strong>continua evoluzione che riguarda strumenti, prodotti, servizi, organizzazioni, sistemi</strong>.&nbsp;</p>



<p>Per altro, tutto questo coinvolge la&nbsp;<strong>necessità di comunicare</strong>: anche il mondo giuridico deve preoccuparsi della qualità della comunicazione, perché incertezza e oscurità rischiano di influenzare negativamente l’effettività di norme, atti giudiziari e testi giuridici.</p>



<p>Siamo chiamati a operare in questa dimensione con le nostre competenze e con la nostra professionalità, ma anche come&nbsp;<strong>professionisti e professioniste della relazione</strong>: non solo verso il cliente – che dobbiamo aiutare, tutelare, valorizzare – ma anche verso la pubblica amministrazione, gli uffici, i magistrati, i legislatori, i sistemi nel loro complesso. Non possiamo solo restare affascinati da questo processo e farci gestire, ma dobbiamo prendere parte all’innovazione.</p>



<p>Allora qual è il modo di essere innovatori, restando professionisti e professioniste nella relazione? Dobbiamo mettere a disposizione degli altri non solo la nostra competenza, sensibilità e cultura giuridica, ma anche usare un&nbsp;<strong>metodo</strong>&nbsp;che ci permetta di innovare continuamente, rimanere al passo ed erogare nuovi servizi.</p>



<p>La professione legale deve quindi trasformarsi secondo&nbsp;<strong>tre direttrici</strong>&nbsp;che identificano l’innovazione e la trasformazione digitale: la&nbsp;<strong>tecnologia</strong>, la&nbsp;<strong>persona</strong>&nbsp;e il&nbsp;<strong>processo</strong>. Per far ciò, una via da intraprendere è rappresentata dal legal design, ossia l’<strong>applicazione del design thinking al mondo legale</strong>.</p>



<p>In passato il design è stato il sinonimo di&nbsp;<strong>progettazione</strong>&nbsp;e disegno industriale: ciò che trasforma il mondo abitato dall’essere umano con l’obiettivo di rendere la realtà migliore, più confortevole, allineata alle esigenze delle persone.<br>Dagli anni Novanta, con il passaggio all’informatica e al digitale, il design si è espanso enormemente e si è riconfigurato come un’<strong>attività interdisciplinare</strong>&nbsp;distribuita e collaborativa che riguarda il progetto globalmente inteso.</p>



<p>Il&nbsp;<strong>design thinking</strong>&nbsp;è la capacità di risolvere problemi complessi utilizzando una&nbsp;<strong>visione e una gestione creative</strong>&nbsp;per migliorare, dare confort e bellezza alla vita quotidiana. La base del design thinking è un&nbsp;<strong>approccio integrato</strong>&nbsp;che riflette il modo di ragionare lateralmente di chi lo applica. Proprio per questo motivo non esiste un solo processo di design thinking, ma ne esistono vari.<br>All’interno di questa diversità si possono individuare cinque fasi:&nbsp;<strong>empatia</strong>&nbsp;– in cui dobbiamo capire fino in fondo chi abbiamo davanti, cosa ci viene richiesto da questa persona e perché;&nbsp;<strong>definizione del problema da risolvere</strong>;&nbsp;<strong>ideazione</strong>&nbsp;– fase più creativa in cui si cerca qualsiasi idea che possa risolvere il bisogno;&nbsp;<strong>prototipazione</strong>&nbsp;– in cui si inizia a realizzare veramente l’idea ritenuta più aderente a seguito di questo processo di brainstorming;&nbsp;<strong>test</strong>&nbsp;– la fase che valida l’idea e implica la ricerca di un riscontro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come applicare tutto questo al mondo legale?</h2>



<p>La prima applicazione di legal design risale al 1992, quando la&nbsp;<strong>dottoressa Colette Brunschwig</strong>&nbsp;lo ha teorizzato per rendere visuali le norme giuridiche al fine di semplificarne la comprensione. Da allora si sono sviluppate varie definizioni; quella più accreditata e conosciuta è stata elaborata dalla&nbsp;<strong>professoressa Margaret Hagan</strong>&nbsp;dell’Università di Stanford. Questa visione considera il legal design come l’incrocio di&nbsp;<strong>tre cerchi</strong>: il primo riguarda l’approccio che mette&nbsp;<strong>al centro l’utente</strong>&nbsp;(e quindi, il design thinking), il secondo cerchio è rappresentato dallo&nbsp;<strong>sviluppo e utilizzo della tecnologia</strong>&nbsp;e il terzo è il&nbsp;<strong>mondo del diritto</strong>. Questa intersezione deve poter realizzare un sistema legale migliore, in cui le persone sono in grado di conoscere, proteggere e azionare i propri diritti, risolvere i propri problemi e migliorare le proprie relazioni.&nbsp;</p>



<p><strong>I principi che fondano i processi di legal design sono i medesimi del design thinking</strong>: mettere la persona al centro (il destinatario del documento, del servizio, del prodotto legale) e focalizzare l’attenzione su di lei per rendere tutto questo&nbsp;<strong>intuitivo e semplice da utilizzare</strong>, utilizzando un&nbsp;<strong>linguaggio semplice</strong>&nbsp;e chiaro e inserendo&nbsp;<strong>elementi chiarificatori</strong>, come un indice, un riassunto per ciascuna clausola, diagrammi, schemi, icone, immagini (fino a utilizzare, in alcuni casi, la tecnica del fumetto).</p>



<p>L’occhio umano interpreta le&nbsp;<strong>immagini</strong>&nbsp;in maniera&nbsp;<strong>più veloce</strong>&nbsp;rispetto alle parole: il percorso di Legal Design non prevede solo di un abbellimento superficiale del testo inserendo qualche immagine o elemento visuale, ma è un processo più complesso dove&nbsp;<strong>l’estetica diventa funzionale</strong>&nbsp;come mezzo per&nbsp;<strong>facilitare la lettura e la comprensione</strong>.</p>



<p>In definitiva, anche&nbsp;<strong>l’innovazione legale si realizza sui tre assi fondamentali di tecnologia (imprescindibile), processo e persona</strong>, l’essere umano è la stella polare del nostro agire e il processo è considerato non solo in senso procedurale, ma di ragionamento e argomentazioni logiche e giuridiche. Con il legal design si segue proprio questa direzione.</p>



<p>Ne è dimostrazione lo&nbsp;<strong>smart (legal) contract</strong>, uno degli esempi più attuali e all’avanguardia di legal design che abbiamo a disposizione, perché tocca tutti gli assi (anche se, al momento, sbilanciato verso quello della tecnologia) e riguarda l’introduzione dei dati, dell’internet of things, della blockchain nella negoziazione e nella redazione di testi contrattuali. È certamente uno strumento ancora in via di evoluzione, ma cominciare a studiarlo e ad approfondire i suoi risvolti giuridici e relazionali sicuramente è un esercizio al quale ogni professionista del diritto non dovrebbe sottrarsi per sua&nbsp;<strong>crescita professionale</strong>.</p>



<p class="has-small-font-size"><em>— Intervento di Avv. Oscar P. Legnani, Avv. Beatrice C. Pirovano, Ing. Alessandro A. Curti in occasione dell’evento di alta formazione della Scuola Forense Vittorio Emanuele Orlando “Storytelling per Avvocati. Atto, Contratto, Parere e Legal Design” presso l’Ordine degli Avvocati di Roma il 26 aprile 2022.</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>PNRR, scelte di sistema per la ripartenza</title>
		<link>https://legnani.bigdigital.it/pnrr-scelte-di-sistema-per-la-ripartenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Camilla Beatrice Pirovano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jan 2022 09:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://legnani.bigdigital.it/?p=799</guid>

					<description><![CDATA[Per iniziare questo nuovo anno con il piede giusto, condividiamo con piacere il primo di una serie di eventi di divulgazione e approfondimento a tema PNRR e che si terrà domani 10 gennaio 2022. Il tema sarà &#8220;PNRR, scelte di sistema per la ripartenza: scenari e valutazioni sugli strumenti operativi, presentazione del modello operativo e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Per iniziare questo nuovo anno con il piede giusto, condividiamo con piacere il primo di una serie di eventi di divulgazione e approfondimento a tema PNRR e che si terrà domani 10 gennaio 2022.</p>



<p>Il tema sarà &#8220;PNRR, scelte di sistema per la ripartenza: scenari e valutazioni sugli strumenti operativi, presentazione del modello operativo e delle proposte, Commissioni di Studio e di lavoro sulle Missioni&#8221;</p>



<p>Oscar Legnani parteciperà alla Tavola Rotonda in qualità di Relatore e coordinerà i lavori relativi a:<br>innovazione e trasferimento tecnologico, in tandem con il Collega Donato Nitti; nonché<br>transizione energetica e tecnologica, in tandem con il Collega Alessandro Botti (Presidente dell’Associazione Ambiente Mare Italia).</p>



<p>Di seguito il link per poter partecipare all’evento online:</p>



<p><a href="https://youtu.be/TfDY4SvgBis" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://youtu.be/TfDY4SvgBis</a></p>



<p><a href="https://legnani.bigdigital.it/wp-content/uploads/2022/06/Locandina-10.01.2022-GC-Copia-1.pdf" target="_blank" data-type="URL" data-id="https://legnani.bigdigital.it/wp-content/uploads/2022/06/Locandina-10.01.2022-GC-Copia-1.pdf" rel="noreferrer noopener">Programma dell&#8217;evento</a></p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>LegnaniLegal @ EMOMilano 2021</title>
		<link>https://legnani.bigdigital.it/legnanilegal-emomilano-2021/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Camilla Beatrice Pirovano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 08:49:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://legnani.bigdigital.it/?p=807</guid>

					<description><![CDATA[EMO MILANO 2021, ambiente eletto per il confronto costruttivo nell’industria 4.0, diventa anche ospite di competenze giuridiche connesse a nuovi processi e nuovi servizi tecnologici. La nostra partecipazione ad EMO MILANO 2021, manifestazione fieristica mondiale della macchina utensile, è coerente con la scelta di trovarci sempre alla “frontiera dell’innovazione”.Oltretutto, favorire la contaminazione delle diversità, non [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>EMO MILANO 2021, ambiente eletto per il confronto costruttivo nell’industria 4.0, diventa anche ospite di competenze giuridiche connesse a nuovi processi e nuovi servizi tecnologici.</p>



<p>La nostra partecipazione ad EMO MILANO 2021, manifestazione fieristica mondiale della macchina utensile, è coerente con la scelta di trovarci sempre alla “frontiera dell’innovazione”.<br>Oltretutto, favorire la contaminazione delle diversità, non solo in ambito TECNOLOGIA, fa parte della mission di LegnaniLegal, che apporta la componente UOMO e PROCESSO a completamento degli assi dell’Innovazione.</p>



<p>Proporremo, in sinergia con ComoNExT e aziende tecnologiche della sua Community:<br>soluzioni testate, per affrontare e semplificare, anche a livello giuridico e di relazione, processi di Trasformazione Digitale, Servitizzazione ed applicazione dell’IoT;<br>prodotti e servizi di Legal Tech (come i tools di infotainment) per favorire lo sviluppo e la sensibilizzazione – a partire dall’UOMO – di tematiche aziendali fondamentali come:</p>



<ul><li>Safety</li><li>Security</li><li>Formazione</li><li>Compliance</li></ul>



<p>Percorsi smart di Legal Design (Thinking), per l’innovazione di linguaggio, concetto e procedure; il nostro slogan sul tema? NO al legal.ese, SÌ al legal 4.0 per valorizzare e rendere interessanti i Processi, le Procedure e le Policy</p>



<p>Venite a trovarci @ <a href="https://emo-milano.com/it/homepage/" target="_blank" rel="noopener">https://emo-milano.com/it/homepage/</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tutela ambientale e neutralità climatica: analisi e sfide per il futuro</title>
		<link>https://legnani.bigdigital.it/tutela-ambientale-e-neutralita-climatica-analisi-e-sfide-per-il-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Camilla Beatrice Pirovano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Sep 2021 09:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://legnani.bigdigital.it/?p=811</guid>

					<description><![CDATA[Ringraziamo nuovamente l’Ordine degli Avvocati di Roma, per aver invitato l’Avv. Oscar Paolo Legnani a partecipare, come relatore, all’evento formativo organizzato in collaborazione AMI – Associazione Mare Italia, RetImpresa e APL – Avvocati per il Lavoro. L’evento, che si è tenuto ieri, ruota intorno al diritto della tutela ambientale e alla transizione ecologica: tema assolutamente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ringraziamo nuovamente l’Ordine degli Avvocati di Roma, per aver invitato l’Avv. Oscar Paolo Legnani a partecipare, come relatore, all’evento formativo organizzato in collaborazione AMI – Associazione Mare Italia, RetImpresa e APL – Avvocati per il Lavoro.</p>



<p>L’evento, che si è tenuto ieri, ruota intorno al diritto della tutela ambientale e alla transizione ecologica: tema assolutamente importante e attuale, in considerazione dei recenti Report in materia di inquinamento, surriscaldamento e relative tragiche conseguenze.</p>



<p>Il nostro intervento ha cercato di dare una definizione a ciò che chiamiamo “neutralità climatica“, individuando le principali fonti e linee guida che sorreggono la normativa in questo ambito, per poi evidenziare le nuove sfide che il Pianeta pone a Governi, imprenditori e professionisti – e come questi soggetti sono chiamati a rispondere.<br>La registrazione dell’evento è già disponibile in streaming sul canale YouTube dell’Ordine degli Avvocati di Roma, qui: <a href="https://youtu.be/TfDY4SvgBis" target="_blank" rel="noopener">https://youtu.be/TfDY4SvgBis</a></p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Oscar Legnani relatore all&#8217;evento di Ordine degli Avvocati di Roma, AssoretiPMI e Associazione APL sulle strategie di marketing legale</title>
		<link>https://legnani.bigdigital.it/oscar-legnani-relatore-allevento-di-ordine-degli-avvocati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Camilla Beatrice Pirovano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jul 2021 15:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://legnani.bigdigital.it/?p=973</guid>

					<description><![CDATA[L’Avv. Oscar Paolo Legnani è stato nuovamente ospite dell’Ordine degli Avvocati di Roma, per parlare del futuro della professione forense, e di come l’innovazione possa essere fattore distintivo per l’Avvocato di domani. Abbiamo posto nuovamente il focus sulle opportunità che il Legal Design offre al professionista, e come sia sempre più necessario un radicale mutamento [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’Avv. Oscar Paolo Legnani è stato nuovamente ospite dell’Ordine degli Avvocati di Roma, per parlare del futuro della professione forense, e di come l’innovazione possa essere fattore distintivo per l’Avvocato di domani.</p>



<p>Abbiamo posto nuovamente il focus sulle opportunità che il Legal Design offre al professionista, e come sia sempre più necessario un radicale mutamento nel nostro “mindset”.</p>



<p>L’evento è trasmesso in DIRETTA sul canale YouTube dell’Ordine degli Avvocati di Roma e sarà disponibile in streaming nei prossimi giorni.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
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